venerdì 23 ottobre 2015

Mobilitazione per il clima!

Come già in miriadi di altre occasioni (l'ultima qui - ove ricordiamo che urge Piano di Emergenza Nazionale per il clima!), in vista di Parigi 2015 invitiamo a mobilitarsi. Informarsi e partecipare. 
23-24-25 ottobre sono giornate di mobilitazione per il clima con eventi in tutta Italia (flash mob, incontri, volantinaggi, aperitivi, iniziative sportive e culturali). L'obiettivo è proprio sensibilizzare quanta più gente possibile sulla posta in gioco nel COP21, il vertice ONU sul Clima che si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre, in modo da far confluire la massima partecipazione alla Marcia Globale per il Clima che avrà luogo a Roma il 29 novembre. Qui trovate la pagina di Avaaz sui relativi eventi.
Se volete informarvi sul vero stato del clima, se volete qualche strumento anche per i vostri studenti, ancora una volta vi rimandiamo (nuovamente), anche a questo video, che include dati reali e proposte per azioni urgenti:

Aggiungiamo da parte nostra un appello agli attivisti e alle attiviste impegnate/i in qualunque campo, perché lavoriamo tutti insieme a creare un solido asse fra gli attivismi! che veda i movimenti dellle donne, sempre, come i più efficienti e privilegiati alleati. 

martedì 20 ottobre 2015

Considero valore: battersi per il futuro del pianeta e dei nostri figli. Considero valore: la libertà di espressione

Considero valore: battersi per la difesa dell'ambiente e del territorio. Per la tutela del futuro e dei beni pubblici contro gli interessi privati. 
Nella battaglia della valle contro la TAV, vedremo ora che sarà dei collegati processi per terrorismo. Assolto al processo per "istigazione a delinquere", Erri De Luca ha dichiarato: «Confermo la mia convinzione che la linea sedicente ad Alta Velocità vada intralciata, impedita e sabotata per legittima difesa del suolo, dell’aria e dell’acqua. Questa assoluzione non è (solo) una mia vittoria, è stata impedita un’ingiustizia e ripristinata la legalità dell’articolo 21. Come ostinato cittadino di questo paese non mi sarei fatto togliere la cittadinanza da nessuna sentenza. Ora mi sento tornato uno qualunque e la Valle di Susa resta una questione che mi riguarda. Di questo processo mi rimane la grande solidarietà delle persone che mi hanno sostenuto in Italia e Francia [giornalisti e intellettuali] che non hanno mai espresso solidarietà sono degli assenti e si notano, si sono presi la responsabilità della loro assenza». 


Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura un pasto, 
un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, 
due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi
vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, 
riparare un paio di scarpe, 
tacere in tempo, 
accorrere a un grido, 
chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza dov'è il nord, 
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, 
la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore.

domenica 18 ottobre 2015

Tratta, schiavitù e prostituzione: un'intervista, un convegno, una chiamata urgente

Nella giornata europea contro la Tratta di esseri umani è uscita un'intervista a Maria Grazia Giammarinaro, che riportiamo di seguito integralmente. Ricordiamo inoltre l'importante convegno sul tema che, in concomitanza con questa scadenza, ha luogo a Milano.

Il convegno, organizzato da DonneinQuota, avrà luogo domani alla Casa della Cultura, per fare il punto sulla situazione di prostituzione e tratta per sfruttamento sessuale in Italia e in Europa; qui il programma completo. Ricordiamo qui inoltre che. secondo i dati Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni) sono oltre un milione le persone vittime di schiavitù e tratta, in stragrande maggioranza donne e minori, sono infatti moltissimi i bambini e le bambine. E chi alimenta questo orribile commercio? Secondo l'organizzazione mondiale del Turismo almeno tre milioni di uomini si mettono in viaggio ogni anno col preciso scopo di fare turismo sessuale, E gli italiani sono fra i primi ad alimentare questo traffico. Per trovare cosa? donne e bambini-oggetto, bambine numerate e prezzate, come quella che potete conoscere in questa piccola, sconvolgente testimonianza. Una piaga da sempre aperta, sempre più purulenta, la cui cura è sempre più urgente.
Qui l'intervista a Maria Grazia Giammarinaro, giudice italiana e relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla tratta di donne e bambini, che è stata trasmessa da Radio Vaticana:


R. – Sono rapporteur delle Nazioni Unite sul traffico di persone, in particolare donne e minori, da circa un anno. Ho cercato in questo periodo di svolgere ricerche allo scopo di presentare rapporti tematici al Consiglio per i diritti umani e all’Assemblea generale dell’Onu. Sto lavorando anche su un particolare aspetto che non è stato finora molto scandagliato, ovvero il rapporto tra traffico di persone e conflitti. Oggi siamo consapevoli che una parte considerevole delle persone che, trovandosi in condizioni di estrema vulnerabilità sociale, vengono poi sfruttate in un contesto di trafficking, cercano di sfuggire alle guerre. Si tratta di persone che non hanno nemmeno un posto in cui ritornare, e per sopravvivere accettano qualunque condizione di lavoro - per esempio - o vengono sfruttate sessualmente, come accade - ahimè - alle donne e alle ragazze.
D. – Dove operano queste reti criminali che intercettano molti dei migranti in viaggio verso l’Europa?
R. – Le reti criminali si installano laddove trovano la possibilità di fare affari e si tratta delle stesse reti criminali che, in generale, sfruttano sia le persone che fuggono dai conflitti sia i migranti economici. Abbiamo grandi flussi dal Corno d’Africa, dall’Africa subsahariana, che passano poi attraverso la Libia, prevalentemente. Abbiamo poi sulla rotta a est del Mediterraneo, in questo momento, prevalentemente siriani, ma anche molte persone provenienti dall’Afghanistan, dall’Iraq, dalle zone dove è attivo il sedicente Stato islamico. Sono quindi persone che cercano di sfuggire a persecuzioni terribili, atroci.
D. – I dati raccontano oggi di un fenomeno in continua crescita che non riguarda più solo lo sfruttamento della prostituzione ma diverse altre forme di sfruttamento…
R. – Oggi il traffico è una realtà molto più complessa che include sempre di più lo sfruttamento lavorativo. Quindi anche gli uomini, i giovani uomini, i bambini vengono sfruttati nelle maniere più varie: nell’accattonaggio forzato, in attività criminali, sono obbligati a commettere crimini, a fare furti, a trasportare droga…
D. – Oltre 500 mila persone giunte nell’Unione Europea dall’inizio del 2015 a oggi: é possibile in questo flusso identificare le vittime di tratta?
R. – Si devono identificare le vittime. Questo è un obbligo che deriva da strumenti internazionali che tutti i Paesi europei hanno ratificato, come il Protocollo annesso alla Convenzione sulla criminalità organizzata. Quello che manca, purtroppo, sono procedure di ascolto all’arrivo dei migranti, che possono essere richiedenti asilo, possono essere migranti economici o qualunque altra cosa, ma ci dovrebbero essere procedure di ascolto preferibilmente affidate alle associazioni, che sono meglio attrezzate per una relazione confidenziale e amichevole con la persona interessata, allo scopo di accertare qual è la storia di questa persona. Molte persone hanno già subito violenza e sfruttamento, alcune ne portano i segni sul loro corpo.
D. – L’Unione Europea ha da poco avviato un’operazione militare per combattere gli scafisti nel Mediterraneo, si tratta di misure efficaci per combattere le organizzazioni criminali?
R. – Devo dire che purtroppo l’Unione Europea non ha finora risposto in una maniera plausibile a quella che chiamiamo “crisi” migratoria: non è una crisi, è purtroppo una componente stabile del nostro mondo. I conflitti aumentano dappertutto, diventano sempre più violenti e dunque non è pensabile che l’Europa possa tenersi fuori da tutto questo. Come l’Europa partecipa? La risposta che abbiamo è quella di 120 mila riallocazioni. E’ un passo nella direzione giusta ma siamo seri: 120 mila è un numero neanche lontanamente paragonabile alle esigenze poste soltanto dal conflitto in Siria. E quando si parla di lotta agli scafisti io ancora non so bene cosa voglia dire… La priorità per il mio mandato è salvare vite umane; se poi si riesce - non attraverso operazioni militari, ma attraverso gli strumenti investigativi, gli strumenti di giustizia - a punire gli scafisti, questa è naturalmente una cosa che può dare un colpo decisivo al trafficking. Anche da quel punto di vista devo dire che purtroppo l’attenzione non è ancora al livello giusto, ed è questo quello di cui c’è bisogno. Per dirla in forma sintetica, l’approccio non dovrebbe più essere securitario, perché è ormai chiaro che questo è un approccio prima di tutto inefficace, secondariamente non coerente con un’ottica di diritti umani e che, in terzo luogo, pone l’Europa in una posizione di assurdo isolamento rispetto a tutto quello che succede nel mondo, a cui nessuno può sentirsi estraneo.

domenica 11 ottobre 2015

In te trovo la misura per tutte le donne, anzi per tutti gli esseri umani

Lei è Lotte von Stein; lui è Wolfgang Goethe; che le scrisse innumerevoli lettere. Ne restano 1770. Nelle parole di Goethe indizi; che ci colpiscono come suggerimenti, qualcosa a cui guardare. "Non posso fare a meno di amarti, anche più di quello che dovrei, e tanto più felice sarò quando ti rivedrò. Ti sento sempre più vicina a me, la tua presenza non mi lascia mai. In te ho trovato la misura per tutte le donne, anzi per tutti gli esseri umani: attraverso il tuo amore, la misura per la sorte di ognuno.
Non è che esso mi offuschi il resto del mondo, anzi direi piuttosto che me lo schiarisce tutto quanto, e mi rende possibile di vedere nettamente come sono gli uomini, cosa pensano, cosa desiderano, cosa fanno e godono: a ognuno concedo il suo, e dentro di me mi rallegro del fatto di possedere, io, un tesoro cosi indistruttibile. A (volte) non si vedono le cose, solo perché non ci si vuole fermare sopra gli occhi, e solo quando le circostanze appaiono chiare, anche le cose assumono un interesse. Poiché l’uomo si compiace sempre di agire direttamente e se è ben animato, ama mettere in ordine, disporre ogni cosa, aumentare il silenzioso dominio della giustizia. (…) Amore mio. Addio mille volte amata.”

Antidoti contro la misoginia.

sabato 10 ottobre 2015

La strategia della tensione colpisce oggi in Turchia, ed è planetaria

Il gravissimo attentato che stamattina ha colpito Ankara si è abbattuto su migliaia di persone che stavano arrivando alla stazione per partecipare a una manifestazione che chiedeva "pace e democrazia". Ad ora lo spaventoso bilancio ufficiale è di 86 morti e 186 feriti. Ma, secondo il partito filocurdo HDP, sarebbe già salito a 97 morti e 186 feriti


Sangue elettorale, come scrive Ivan Grozny. La manifestazione era organizzata da varie formazioni sociali (KESK: Confederation of Public Sector Trades' Unions; DİSK: Confederation of Progressive Trade Unions of Turkey; TTB: Turkish Medical Association, TMMOB: Union of Chambers of Turkish Engineers and Architects). E fra queste anche l'HDP (entrato per la prima volta in parlamento con le elezioni del 7 giugno). E cosa chiedeva? chiedeva al governo per fermare i bombardamenti contro il Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan, attivo nel Sudest del paese, e attivissimo contro l'Isis nei paesi limitrofi) e per chiedere una soluzione pacifica nei rapporti fra il governo e il gruppo, bollato in Turchia come terroristico.
Nel panico che ha seguito l’esplosione, poiché i manifestanti gridavano: “Polizia assassina” la polizia ha rincarato la dose sparando in aria e picchiando, ha lanciato gas lacrimogeni e ritardato i soccorsi. E se le autorità hanno condannato l'attentato scaricandone la responsabilità a "terroristi suicidi", un Ministro turco (Eroglu) ha subito definito "terrorista" la manifestazione stessa che dalla bomba è stata colpita.

Ma il partito filocurdo Hdp punta invece il dito contro una strategia della tensione volta a colpire i curdi [già decimati dagli assedi dell'Isis]: senza mezzi termini il leader del partito Selahattin Demirtas ha dichiarato: “Siamo di fronte a uno Stato assassino che si è trasformato in una mafia”.

Manifestazioni di solidarietà spontanee hanno avuto luogo nel pomeriggio a Istanbul e in tutto il paese, con lo slogan "non ci fermeremo"; ma c'è da aspettarsi che (anche) gli attivisti di questo dissenso verranno braccati. Tutta questa violenza appare in piena continuità con le proteste di Gezi Park, e la sola strategia che sembra avere questo potere è ucciderli tutti,
Dopo il suo ingresso in Parlamento il partito filocurdo aveva già subito diversi attacchi sanguinari: dopo quello di giugno contro un suo comizio a Diyarbakir, che aveva ucciso 4 persone e il ferite altre 400, il 20 luglio la strage di Suruç contro un centro culturale filocurdo, con 32 morti, e poi all’inizio di settembre  la sede del partito ad Ankara era anche stata attaccata da nazionalisti turchi di estrema destra.
Nel frattempo i combattimenti tra il Pkk e l’esercito turco sono ripresi nel Sudest del paese, causando la morte di oltre duemila ribelli e di circa 150 fra poliziotti e militari turchi. Forze militari protagoniste di episodi come questo. E questo
E ora l'attentato di oggi, il più grave di tutta la storia del paese, precede di poco le elezioni  anticipate del 1 novembre, indette dopo quelle del 7 giugno in cui l'Akp, il Partito che da 13 anni governa il paese con pessimi risultati, ha perso la maggioranza assoluta e non è riuscito a formare alcun governo di coalizione. Ma il problema, certamente, non è solo "turco". A proposito delle scelte che il potere fa a livello economico: "Siamo governati da imbecilli", sintetizzava tempo fa Laura Tingle. Ma potremmo aggiungere: ad ogni livello siamo governati da imbecilli ostaggi delle mafie più pericolose.
E il risultato è una strategia della tensione planetaria, che operando catastroficamente ad ogni livello - economico, diplomatico, politico e ambientale - stringe la sua morsa sempre più diffusamente e più da vicino.

domenica 4 ottobre 2015

I morti in Costa Azzurra e le Cassandre. Si deve dichiarare lo Stato di Emergenza Nazionale

Mentre dalla Costa Azzurra l'uragano va verso l'Italia, questa volta partiamo dalla fine.

Signori e signore, poiché esiste uno Stato di Emergenza Climatica e Ambientale Planetario, se avessimo un Presidente del Consiglio che sa vedere, e ascoltare, sarebbe già dichiarato da un pezzo lo Stato di Emergenza Ambientale Nazionale.

Ora i morti tracimati dalle piene non sono più in qualche lontana favela, né in qualche povero paese di poveri, liquidati di default in un trafiletto.

Ora i morti sono europei (anche) in località fiori all'occhiello dei rispettivi paesi. 


Quando alcuni iniziavano ad avvertire cosa sarebbe successo (la mamma di chi scrive era già fra quelli), la replica più frequente era: "si! a sentire gli ecologisti, fra 20 anni.." Poi venne il tormentone "le stagioni non sono più quelle di una volta" - anch'esso con sfumatura ironica, come fosse la solita cazzata (assurda) assurta a neo-luogocomune. Ma in realtà, le "allarmiste" previsioni ecologiste erano addirittura ottimistiche: si stanno avverando tutte, ma in peggio. Le ecologiste (qui si, donne in prima fila) e gli ecologisti sono ancora lì - ci sono sempre stati - ma nessuno li ascoltava allora e nessuno li ascolta adesso. Eppure l'Emergenza Climatica Planetaria non la stiamo inventando noi Cassandre, è un fatto assodato e dichiarato dall'Onu. E anche da Obama. E anche dal Papa. Ed è chiara da tanto a chiunque capisca di territorio e, francamente, a ognuno che abbia un cervello. Dunque, se esiste una emergenza planetaria, ogni governante che abbia cervello dovrebbe dichiarare l'emergenza nazionale.
Ma qui no; e secondo la politica dominante, ignorante e suicida, che impera quasi ovunque, no [e diciamo quasi ovunque, perché le eccezioni ci sono].
Macché; qui (e quasi ovunque) nessuna emergenza nazionale, non vorremo mica allarmare le masse eh.
Ma quel che ci allarma, in verità, è l'irresponsabilità con cui, dove si decide, si continua a far finta di nulla. Peggio: là dove non si fa finta di nulla, e si lanciano allarmi, anche là si fa un doppio gioco.
Per questo, in vista di Parigi 2015, occorre mobilitarsi. Informarsi e partecipare.
Signori e signore, poiché esiste uno Stato di Emergenza Planetario, se avessimo un Presidente del Consiglio responsabile sarebbe già dichiarato da un pezzo lo Stato di Emergenza Nazionale. Perciò da qui, voce che grida nel deserto, (ancora) noi lo chiediamo: vogliamo si dichiari lo Stato di Emergenza Ambientale, e un Piano Nazionale per l'Emergenza Climatica, con tutto quello che ne consegue.
In primis archiviazione di tutti i progetti suicidi (e ridicoli) a partire di quelli per bombe marine e trivellazione del mare. E poi leggi serie e decreti immediati volti a salvare il territorio, a ridurre emissioni e a valorizzare l'ambiente e dunque a incentivare il turismo. Leggi che porterebbero subito alla gente lavoro, e lavoro, e lavoro, e a tutti vera ricchezza.
Cari politici, ma di quale crescita stiamo parlando? basta: smettete di promettere la luna, svendendo la Terra. 
Tanto alla luna che promettete non crediamo. Vogliamo invece la Terra: qui, e ora; la vogliamo perché non è nostra, ma degli esseri viventi presenti e futuri, dei nostri bambini e dei loro bambini.
PS : qualcuno, quasi un anno fa, fece sul clima una interrogazione al Minsitro dell'Ambiente Galletti. Si, avete indovinato: la risposta, ad oggi, è il silenzio.

mercoledì 30 settembre 2015

Molestie sessuali: se il 'porco' lo incontri in ufficio

Quella di Olga Ricci (uno pseudonimo) è la storia di un futuro rapinato. E’ una giovane donna che, come tante coetanee, coltiva il sogno di un lavoro appagante che coroni i suoi studi. Il suo è quello di fare l’inviata all’estero per qualche testata nazionale: studia, lavora sodo, incassa delusioni ma continua a sognare anche quando, in uno stillicidio quotidiano, vede procrastinarsi la realizzazione di tutti i suoi progetti. Non c’è un lieto fine nella sua storia perché tre bocche voraci le divorano presente e futuro. La prima bocca è il precariato che sfrutta e non concede nessun diritto. La seconda bocca è scavata in quel sistema di raccomandazioni, scambi di favori, piaggeria verso i potenti e i loro protetti dove non prevalgono le capacità ma l’essere figli diamiche di, appoggiati da. Infine la terza bocca, la più avida che viscidamente sputa il più odioso dei ricatti, quello sessuale.
Toglimi le mani di dosso
Nel buddismo c’è il detto trasforma il veleno in medicina ed è quello che fa Olga in Toglimi le mani di dosso, edito da Chiarelettere, consegnandoci la cronaca dolorosa e scomoda dello sfruttamento di giovani intelligenze e spreco di talenti. Le pagine raccontano, soprattutto, la condizione amara delle donne discriminate e penalizzate da rapporti di forza a favore degli uomini e tratteggiano il ritratto impietoso di una classe dirigente maschile gretta e meschina. Penosa nelle sue ansie e debolezze, odiosa nei quotidiani abusi di potere e incapace di assumersi ruoli con etica e senso di responsabilità. Ne risulta la denuncia dura e senza speranza di una generazione derubata del futuro.
Il libro, pubblicato da un editore importante come Chiarelettere (Riccardo Iacona e Michela Murgia hanno firmato la quarta di copertina con un commento sul libro) è ben scritto, eppure ha trovato poco spazio sulle pagine dei quotidiani nazionali. Almeno fino ad oggi. E’ vero che quello che avviene nelle redazioni avviene ovunque nel nostro Paese: in aziende, ospedali, uffici statali, piccole e grandi imprese e studi professionali ma le redazioni dei giornali sono luoghi che hanno l’ambizione di raccontarci la realtà e dovrebbero essere capaci di descrivere anche la loro.
Olga ha aperto il blog Il porco al lavoro per condividere la sua esperienza e raccontare in prima persona l’angoscia di una vittima di molestie sessuali sul lavoro e invitare le altre vittime a prendere parola sul problema. Mi ha detto: “Per anni sono stata una giornalista precaria. Poi un giorno, durante un colloquio, è arrivata la promessa: assunzione a tempo indeterminato. Non ci speravo più, dopo tutte le collaborazioni malpagate e i contratti rinnovati di mese in mese. Il direttore sembrava uno serio, interessato per davvero al mio curriculum. Già dai primi giorni di prova mi sono ritrovata a dovere gestire inviti a cena, telefonate ambigue, mani sui fianchi, complimenti non richiesti. Sono precipitata in un incubo”. Questo incubo è un fenomeno sommerso e poco indagato in Italia anche per una fitta coltre di pregiudizi che mina la credibilità delle vittime. I dati sono davvero pochi. L’unica indagine è quella Istat del 2008-2009 che ha stimato in un milione e 308 mila le donne che hanno subito nell’arco della loro vita molestie sessuali o ricatti. Il molestatore spesso è in una posizione di forza (capo, alto dirigente) rispetto alla vittima e ha il potere di sabotare carriere e obiettivi professionali o di ripagare il rifiuto con la disoccupazione. La ritorsione vigliacca per chi non cede al ricatto sessuale spesso è il mobbing: la vittima si licenzia dopo mesi o anni di violenze psicologiche mirate a distruggerne la credibilità e la professionalità.
Le donne che ne sono vittime e chiedono aiuto ai centri antiviolenza sono poche. Il reato è poco denunciato all’autorità giudiziaria e viene svelato con molta più difficoltà delle violenze nelle relazioni di intimità. Che cosa toglie voce a chi subisce molestie? La difficoltà di provarle perché  si manifestano difficilmente con aggressioni fisiche o ricatti espliciti; la gamma di comportamenti molesti varia dai contatti imposti come pacche o mani che sfiorano seno e sedere, agli  apprezzamenti volgari che i molestatori fanno passare “per scherzo” a modalità subdole e striscianti come allusioni, mezze parole e un comportamento manipolatorio che minaccia e nello stesso tempo confonde la vittima rendendola maggiormente vulnerabile e spesso incapace di reagire. Il muro di ostilità o indifferenza da parte colleghi e colleghe che ne sono testimoni non facilita lo svelamento. La vittima è sola, colpevolizzata e quindi tace.
In Italia il problema è particolarmente graveRosa Amorevole, esperta in materia di lavoro e contrasto alle discriminazioni e consigliera di Parità per l’Emilia Romagna, ha curato un paragrafo del libro dedicato al Decalogo contro le molestie sul lavoro dove spiega che la normativa vigente definisce molestie quei comportamenti indesiderati, posti in essere per ragioni connesse al sesso e aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo. Tutto chiaro? No.
Fino ad oggi si è fatto poco o nulla per contrastare  il problema. Occuparsene vorrebbe dire ficcare il naso dentro le dinamiche del potere e come queste si intreccino nelle relazioni tra i sessi quando la vittima è una donna. C’è chi ha domandato ad Olga perché pretendi di denunciare il problema delle molestie senza mostrarti? Ho  trovato strana la domanda da parte di giornalisti perché molto spesso nei centri anti-violenza riceviamo richieste di interviste con donne vittime di violenza, anche anonime. E allora perché tanta resistenza? Non domandatevi chi sia Olga ma occupatevi del problema.
foto molestie sessuali
Il porco al lavoro, ovunque sia, come tutti i cialtroni ambisce a portare la corona ma poi sta con le chiappe scoperte. E’ un patetico re nudo e ci vuole una voce forte e chiara che glielo dica. Meglio un coro.
Pubblicato sul Fatto quotidiano il 30 settembre 2015