martedì 18 agosto 2015

Martina Levato e il figlio sottratto. E la retorica della maternità

Nei giorni scorsi la pm milanese Annamaria Fiorillo ha disposto l'allontanamento del figlio di Martina Levato subito dopo il parto avvenuto il giorno di ferragosto alla clinica Mangiagalli.

Annamaria Fiorillo pm
La Pm ha chiesto che il bambino venga dichiarato in stato di abbandono per totale e irreversibile incapacità ed inadeguatezza della madre e del padre a svolgere funzioni genitoriali. Starà ora al Tribunale dei Minori decidere nei prossimi giorni che sorte toccherà al bambino e ai genitori.
Ho letto molti articoli e commenti critici sulla decisione della Procura, accompagnati da una certa retorica sulla maternità. Martina Levato, che nel dicembre scorso deturpò un uomo con la complicità di Alessandro Boettcher,  padre del neonato, è stata condannata a 14 anni di reclusione. I periti l'hanno giudicata capace di intendere e di volere ma con una personalità dai tratti borderline. E già prima di quell'aggressione aveva commesso atti violenti contro un altro uomo.
La decisione di Annamaria Fiorillo colpisce duramente ma dobbiamo con onestà domandarci se, al di là della retorica, la maternità possa sanare ogni fragilità, problematiche, patologie e di per sé sia sempre capace di colmare i vuoti dell'anima in virtù dell'amore per un figlio. 
Forse, semmai, la maternità non è solo un'esperienza luminosa ma qualcosa di più complesso che  insieme alla sorpresa, alla tenerezza, al legame che si instaura giorno dopo giorno con il figlio o la figlia, può portare sentimenti contrapposti e altrettanto potenti fra i quali l'amore deve farsi strada. Si può essere madri sufficientemente buone se ci sono risorse psicologiche adeguate e capacità di sintonizzarsi sui bisogni del bambino o della bambina, che chiedono attenzioni costanti.
Ci auguriamo di cuore che questa giovane donna non sia abbandonata a sé stessa e sia aiutata a ritrovarsi in un momento tremendo della sua vita. Chi ha un minimo di sensibilità non può certo compiacersi di una decisione che la Procura, tuttavia, ha preso senza l'intenzione di infliggere a Martina Levato una ulteriore pena, ma dopo averne valutato le capacità genitoriali. Tutto il resto temo sia solo frutto di identificazioni (chi con la madre e chi con il figlio) che in questa storia immensamente tragica sono una zavorra inopportuna.

lunedì 17 agosto 2015

Le donne curde allo Stato turco: non ci faremo intimidire; Ekin Wan è la nostra resistenza nuda

A Nusaybin, nella provincia di Mardin, le donne sono scese in piazza: Ekin Wan è la nostra resistenza nuda, dicono i cartelli della protesta, indetta dal gruppo femminile Congresso delle donne libere (KJA). 
Ekin Wan è il nome di battaglia della resistente curda Kevser Eltürk, barbaramente torturata e uccisa il 10 agosto, nel distretto di Varto in Turchia, dalle "forze di sicurezza" turche (o dovremmo piuttosto dire di intimidazione). Il suo corpo, denudato e straziato dalle torture, è stato trascinato ed esposto per le strade e poi abbandonato nella piazza del paese; qui, fotografato da qualcuno, è finito sui social.
A confermare che quelle foto erano proprio di Ekin è stata Hamiyet Şahin, che era fra le donne che hanno lavato il corpo per il funerale, e che è co-presidente del DBP (Demokratik Bölgeler Partisi: partito regionale democratico e femminista).
Ora, il Governatore della regione ha aperto un'indagine: ma non contro i poliziotti sanguinari che hanno compiuto questo crimine: contro quelli che facendo circolare le foto l'hanno fatto emergere.
Le donne, dal canto loro, stanno protestando per farlo emergere ancora di più.

Le donne del gruppo YDK (Nuova donna democratica) si sono rivolte allo Stato turco con questo comunicato:
Non ci fate paura. Perché noi già sappiamo che questo Stato è un assassino, per i villaggi che ha sgomberato e le donne che ha assassinato mentre erano agli arresti. Perché noi sappiamo che questo Stato è uno stupratore, per le donne a cui ha mozzato i seni durante le torture, e per le donne che ha tentato di sottomettere con gli stupri, e per le donne che ha abbandonato alle torture sessuali in prigione. Noi lo sappiamo a causa delle tue sporche e ingiuste guerre, che non possono farci vergognare dei nostri corpi, ma ci fanno vergognare della nostra umanità. Noi sappiamo tutto questo da Shengal e da Kobané. Noi vediamo molto bene come questa tua misoginia cresce per le donne che combattono sulle barricate, nelle prigioni e sulle montagne. Perciò non ci faremo intimidire e non ci vergogneremo dei nostri corpi".
Si. diciamolo pure chiaro, che la battaglia del premier turco Erdogan "contro l'Isis" non esiste, il vero obiettivo è annientare i curdi.



E che i curdi sono tanto più temibili, e osteggiati da tutti, in queste regioni, precisamente perché nella loro identità e nella loro ideologia dichiarata ci sono il rispetto per le donne e la parità sessuale. E che la resistenza curda, dunque, ha al suo cuore proprio la resistenza delle donne - donne come Ekin. Tanto che i curdi stessi l'hanno definita anche una rivoluzione femminista.


E che, come sempre, il corpo delle donne si conferma come il campo di battaglia principale, in ogni guerra e ad ogni scala.

mercoledì 12 agosto 2015

Fiorella Mannoia: giudicate voi quello che sta succedendo al Paese più bello del mondo. Il nostro.

Faccio questo lavoro da più di 40 anni, ho girato (e giro) l'Italia in lungo e in largo e ogni volta che arrivo in una città, paese, piccolo centro… non smetto mai di stupirmi della bellezza del mio Paese. In questa lingua di terra abbiamo la più alta concentrazione di opere d'arte del pianeta. Il nostro passato gronda di storia e di bellezza. Ieri al Teatro dei Templi a Paestum, guardando la maestosità di quelle colonne ho pensato: chissà quanta storia c'è ancora da scoprire qua sotto, stiamo camminando sopra una civiltà.
Qualsiasi altra nazione avrebbe fatto di questo paese un museo a cielo aperto, avrebbe sfruttato la bellezza artistica e paesaggistica che pochi paesi al mondo hanno. Avrebbe fatto di questa ricchezza la nostra ricchezza. Viviamo in una striscia di terra che va dalla maestosità delle Alpi fino quasi all'Africa, con mari, isole, coste e una gastronomia che il mondo ci invidia. 
Ieri è venuta a trovarmi una ragazza, un'agronoma, la vedo spesso ai miei concerti, ma è sempre stata molto riservata e di poche parole. Mi ha lasciato delle cartine come questa... 
… e mi ha detto: "potrei andare via dall'Italia ma non lo faccio, voglio lottare per il mio Paese. Ti prego, fa' che la gente sappia". 

Ecco, giudicate voi quello che sta succedendo al Paese più bello del mondo. Il nostro.

domenica 9 agosto 2015

Anche il diavolo sorride; ora lo sapete. Odio e bellezza a Gaza

Scriveva Simone Weil che perfino la gioia ha due volti: esiste una gioia buona e una cattiva. Non si può fare a meno di ricordare queste parole vedendo il bel sorriso sul volto di Meir Ettinger, il giovane assassino che ha causato l'atroce morte del bimbo di un anno bruciato vivo a Gaza. E dopo giorni di agonia, anche il padre del piccolo è morto; ustionati restano in ospedale la mamma e il fratellino di 4 anni. Ma nessun rimorso
Solo un sorriso - addirittura luminoso - che conferma la piena volontà di fare il male, un male assoluto. Il ragazzo è nipote di Meir Kahane, fondatore della Lega di difesa ebraica, organizzazione di estrema desta, fondamentalista e terrorista, e fautore della deportazione di tutti i palestinesi. Questa è la scuola da cui sboccia quel sorriso, sulle labbra di un quasi bambino nutrito a odio e violenza.
Serve rispondere con altro odio? Forse a sfogare gli animi. Ma ad affogare la violenza, a prosciugare il sangue, non servirà mai. Solo la Bellezza potrebbe. Come sembra dirci lei, la ragazza che con il suo violino profonde musica sulle macerie di Gaza.


sabato 8 agosto 2015

Basta silenzio complice sulle persecuzioni in Messico contro giornalisti e attivisti. E donne. #MexicoNosUrge.

Il Trattato di libero commercio tra il Messico e l’Unione Europea ha tra i suoi fondamenti che "Il rispetto dei principi democratici e dei diritti umani fondamentali, così come si enunciano nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ispira le politiche interne e internazionali delle parti e costituisce un elemento essenziale del presente Accordo.”
E allora com'è che il PE e i governi dei paesi europei non intervengono sul fatto che in Messico i giornalisti indipendenti (e, per inciso, le donne in quanto tali) vengono trucidati in un massacro senza fine?  (NB: nella vignetta di Biani non c'era nessuna donna; è stata corretta da noi, scusate; licenza poetica).
I giornalisti uccisi sono talmente tanti da aver fatto guadagnare, ormai da anni, al Governatore di Veracruz il soprannome di mataperiodistas, l’ammazza-giornalisti.


Ma non dimentichiamo che il Messico è anche il paese che tortura e uccide serialmente le donne: a partire da Ciudad Juarez, sorta di capitale mondiale del femminicidio; e anche in questo caso la connivenza delle autorità è totale, nell'inestricabile intreccio di interessi fra potere ufficiale e potere dei narcotrafficanti.
Il brutale assassinio del 31 luglio, preceduto da torture, oltre a Rubén Espinosa, riguarda ben 4 donne che hanno anche subito torture sessuali fra cui lo stupro. Chi sono?  Nadia Vera, un'attivista,   e tre ragazze dai lavori semplici: Yesenia Quiroz Alfaro, Alejandra Negrete, e la peruviana Mile Virginia Martìn.
Quattro donne doppiamente oltraggiate: subito infangate dalla stampa locale come presumibilmente leggere, e poi ignorate dalla comunicazione di chi si batte per i diritti.
Questo crimine è solo l'ultimo di un'infinita catena di episodi raccapriccianti. Basta: rimanere in silenzio, fingendo che il Messico sia solo un partner commerciale come tanti, è complicità. Per questo in tanti stanno raccogliendo questo appello: Il Messico ci chiama, il Messico ha bisogno di noi: #MéxicoNosUrge. Vent'anni dopo l'ingresso ufficiale nel primo mondo, con la firma del Trattato di libero commercio con gli Stati Uniti d'America (nel 1994), il Paese sembra tornato agli anni Sessanta, con migliaia di persone vittime di sparizione forzata, e omicidi mirati nei confronti di giornalisti e attivisti. Non possiamo restare a guardare. [Qui il testo completo con l'elenco delle adesioni].
Da parte nostra ricordiamo che è una sorta di connivenza anche tacere sulla persecuzione particolare rivolta alle donne in quanto tali.
Il che non mette in secondo piano la violenza contro attivisti (e attiviste) e giornalisti (e giornaliste), la mette solo in una luce più completa, che va dispiegata in tutta la sua crudezza. Sono oltre cento i giornalisti messi a tacere in Messico dal 2000 ad oggi. Nel solo periodo dal 2000 al 2009 sono state uccise 12.636 donne (si, dodicimilaseicentotrentasei - e questi sono i dati ufficiali dello stesso Istituto Nazionale di Statistica messicano - molte centinaia nella sola città di Ciudad Juarez, età media 15-25 anni) e in grande maggioranza queste sono state anche torturate e violentate. Molti dei giornalisti uccisi erano dello Stato del Veracruz, fra questi anche Rubén e Nadia, che erano fuggiti proprio per le minacce ricevute da funzionari del governo, ma sono stati raggiunti e uccisi a Città del Messico. Il messaggio è chiaro: non si è sicuri da nessuna parte; tutti i giornalisti critici abbiano paura di essere raggiunti nelle loro case, torturati e ammazzati. Poi ci sono gli attivisti, i ragazzi e le ragazze fatti sparire (anche a decine per volta!), anch'essi torturati e uccisi. Tra il 2007 e il 2014 in Messico ci sono stati più di 164mila omicidi di civili. Negli stessi anni in Afghanistan e in Iraq si sono contate circa 104mila vittime. Il numero di persone sparite dal 2006 ad oggi (basandosi su dati del governo), supera le 30mila persone. Cos'altro deve succedere??
Sosteniamo dunque l'appello #MexicoNosUrge con tutto il cuore. Ricordando, nel contempo, ai promotori di non dimenticare, come sempre, le donne. Perché in Messico i giornalisti muoiono? Perché facciamo tremare con le nostre parole, risponde il giornalista Diego Enrique Osorno.
E le donne, perché muoiono? perché muoiono a loro volta ammazzate, e - sempre - prima torturate e violentate in ogni modo? Perché fanno tremare con la loro differenza.
Questa è la risposta - ammesso che vogliate davvero saperlo. E infatti, anche in questo caso, la donnità è una provocazione; lo è in sè, è un affronto a quel potere; che è totalmente maschile e profondamente patriarcale. Per questo anche la guerra sferrata in Messico da molti anni contro una legalità degna di questo nome, contro ogni libertà e contro i diritti, mette da sempre le donne in cima ai propri bersagli di elezione; insieme a chi i diritti li difende.
Non si adombri Mauro Biani (che è tra i firmatari), se abbiamo dunque sovrapposto 2 delle sue vignette, una delle quali specificamente dedicata all'appello, a una alla violenza contro le donne: per ricordare anche quanto sopra e, dunque, per sostenere l'appello #MéxicoNosUrge ancor più profondamente e decisamente, e andando, anche, ancor più al cuore del problema.

giovedì 6 agosto 2015

Alla beffa del nuovo CDA RAI rispondiamo chiedendo 1. la Ministra alle Pari Opportunità; 2. una figura delegata, nel CDA, a valutare i contenuti in un'ottica di genere

E così il nuovo CdA RAI conta 7 uomini e solo 2 donne, esattamente come il precedente. Anche questa volta nessun rispetto per la parità di genere, a conferma che i vecchi e sempreverdi criteri della spartizione politica vanno a braccetto con la discriminazione, al punto di non rispettare nemmeno la legge. La Rai (proprio il servizio pubblico!) non è esonerata dal rispetto della legge n° 120 del 2011 che riguarda tutte le aziende quotate e pubbliche e private. Come mai il Presidente del Consiglio non ha vigilato? Questo era suo compito, visto che ha mantenuto per sè la competenza delle Pari Opportunità per cui non ha ritenuto necessario incaricare nemmeno una Ministra.
Ma non solo. Quasi come una beffa, nella carica di Presidente viene nominata una donna, ma quale?  Anche noi le auguriamo buon lavoro, e ci auguriamo che dimostri la necessaria sensibilità. Ma, richiamando quanto osserva Elisabetta Tobagi:
2010: Monica Maggioni, capo redattore TG1, firma lettera a sostegno di Minzolini, mentre tanti colleghi vengono "epurati".
2015: Monica Maggioni, direttore Rainews, scelta come presidente Rai con il sostegno dei berlusconiani che la ritengono "presidente di garanzia". Sono passati solo 5 anni. Per chi non ricorda quella vicenda, qui la lettera a sostegno di Minzolini,
pare che la carica principale, affidata a una delle sole 2 donne presenti, risulti coperta da una figura di garanzia che sembra scelta per garantire i desiderata di chi si spartisce il potere, ma non precisamente i valori che ci dovrebbero interessare, a partire dall’autonomia dei giornalisti e delle giornaliste. Dal punto di vista della parità di genere, quello che ci interessa è che siano rispettati gli equilibri numerici, ma anche che le donne scelte siano vere donne esperte dei diritti delle donne, non pedine del presidente del consiglio o dei partiti. 
Questi sono appunto i momenti in cui la mancanza di una Ministra delle Pari Opportunità dimostra di avere gravi conseguenze, che si riflettono poi negativamente sul 52% della popolazione. E che mantengono l’Italia in grave stato di arretratezza su tutte le questioni di genere.
Torniamo dunque a ribadire, nuovamente, l’urgenza di nominare una Ministra per le PO, e che questa Ministra sia scelta tra le donne che si occupano dei diritti delle donne.
Riguardo all’esecrabile vicenda del nuovo CdA RAI, torniamo a chiedere, come già nel 2011 con una lettera alla Rai, la nomina di una componente del Cda delegata a valutare i prodotti e la programmazione secondo una visione rispettosa e paritaria di entrambi i generi.
Donatella Martini
presidente di DonneInquota 

mercoledì 29 luglio 2015

Prima muoiono i pesci e poi moriamo noi. La laguna di Orbetello e le 200 tonnellate di pesci morti per il caldo

Premessa: le 200 (e oltre) tonnellate di pesci morti venuti a galla nella laguna di Orbetello (così come le ripetute altre morìe - dai fiordi al porto di Palermo - e mille altre catastrofi grandi e piccole) non sono una calamità naturale: ma solo una fra le molte conseguenze di un disastro annunciato, tutto umano.  Sono inoltre un terrificante avvertimento.

Se avanzando in miniera il tuo canarino muore, tu cosa fai: vai avanti? o ti fermi e batti in ritirata? 

E se ti ci stanno portando altri su un carro che fai, ti lasci trascinare in fondo? o provi a fermare questo assurdo viaggio verso la morte? Se vuoi fermarti ricordati: non ti salverai da solo; perciò dovremmo essere in tanti a muoverci, tutti insieme.
Al nostro Premier vorremmo dire: poiché Lei occupa  il posto di Primo Ministro, spettano in primis a Lei la responsabilità e il dovere di difendere l'Italia. Contro la barbarie, il terrorismo e l'Isis; certo. Contro la mancanza di lavoro e di sostentamento. Ma oltre all'Isis e alla disoccupazione, lo vede che ci stanno minacciando forze ancor più distruttive e potenti? sono il caldo e il gelo, le carestie, la siccità, le inondazioni e i terremoti; e i veleni, con la distruzione delle nostre risorse più preziose: il cibo e il turismo che hanno dato all'Italia quel posto, nel mondo, che ora traballa sinistramente. 
Forse, dunque, non basta riconoscere a Orbetello lo stato di calamità naturale, come richiesto dal sindaco; sarebbe ora di riconoscere che bisogna affrontare a livello nazionale un'emergenza ambientale che è globale: sarebbe ora di investire ogni energia in un piano nazionale per il salvataggio del nostro habitat: dalla terra dei fuochi agli ulivi del Salento al mare di Taranto
Sarebbe ora di riconoscere che le norme salvatrivelle sono state un errore, di sospendere immediatamente i folli piani per la trivellazione del mare e per l'estrazione del petrolio con le bombe marine. Sarebbe ora di rigettare l'illusione delle grandi opere che distruggono l'ambiente e alimentano la corruzione per impegnarsi urgentemente a riparare l'immenso danno in atto contro quello che abbiamo di più prezioso.
Sarebbe ora di ascoltare l'allarme dell'ONUSarebbe ora di azioni urgenti per il clima e il territorio.
Perché non c'è più tempo.

Solo a Orbetello i danni sono già ora stimati intorno ai 15-20milioni di euro. Davvero? no, è molto di più: non si può monetizzare la vita. Ma anche accettando il mero linguaggio del denaro, anche un bambino capisce che non serve spremere i cittadini e tagliare i servizi, se poi i soldi così "risparmiati" vanno nel vaso senza fondo di disastri preannunciati e senza fine, e della corruzione che li provoca.
La sinistra è delusa dal governo Renzi. Ma non possiamo certo contare su un nuovo governo delle destre autoritarie e xenofobe: si tratterebbe solo di schiacciare ancor più sull'acceleratore. Perciò  per l'ennesima volta ricordiamo che serve una inversione a U: governo Renzi, serve cambiare verso, ma davvero e in fretta; anzi, adesso.

Adesso. Perché esondano catastrofi climatiche ovunque.
Perché siamo stati avvisati.
Perché non c'è più tempo.