martedì 20 maggio 2014

Il diritto di invecchiare e il giornalettismo (politico) d'accatto

Quel giornale è usato come arma per amici e nemici. Se non fai più parte del cerchio, sei un nemico. Ne avrei fatto volentieri a meno ma adesso dico basta: dico quel che penso. Di chi e cosa parla qui, Veronica Lario?

di un "giornale" simpaticamente berlusconiano che mostra la ex "first lady" (termine da giornali come quello) in due versioni dall'ovvio messaggio:
1. se, prima, la signora era giovane e figa e invidiabile, grazie a un tizio che rende tutti felici e invidiabili
2. ora, dopo: è ingrassata e sgraziata, nessun ritocchino di photoshop per scatti rubati ad arte (o chissà forse si: magari stavolta per allargare un po' girovita e accentuare rughe). E' la "nuova vita di Veronica": quella senza il tizio che rende tutti felici. Peggio per lei, se l'è cercata (stessa fine, se vogliono, potranno fare gli elettori). Un colpo da maestro! 2, 3 messaggi in uno, e tutti politicamente efficaci quanto basta.
Ma dai! ma come si è ridotta, questa povera ex-firstlady!? Presto! l'autorevole "giornale" offre il suo aiuto peloso; come? consigliando chirurghi estetici, diete e prodotti anticellulite. Ma grazie a Dio la vittima di questa operazione disgustosa è una donna che non ha perso il cervello, anzi lo tiene ben saldo: e tende, lei si, un soccorso a tutte le donne insultate dal sig. Signorini: è stato un miserevole agguato, inaccettabile per le donne che come me, vogliono invecchiare senza assoggettarsi allo stereotipo del 'giovane' a tutti i costi. Ho quasi sessant'anni; probabilmente secondo gli attuali canoni non sto invecchiando bene, non mi curo del mio giro vita o delle rughe sul collo. E' un motivo sufficiente perché un giornale consideri una colpa invecchiare? E' un motivo sufficiente per suggerirmi il ricorso al chirurgo estetico, suggerirlo a me, e deduco, a tutte le mie coetanee? Non sono una figura pubblica, non sono più sposata a un presidente del consiglio, tra l'altro lui non è nemmeno più presidente del Consiglio. Non sono più una Berlusconi e dunque non ho più diritto alle foto ritoccate, a photoshop, addirittura al ritiro di certe immagini dal mercato. Ma stavolta è venuto meno il rispetto per una donna.
E il giornalettista Alfonso Signorini (direttore del giornale inutile "Chi?), che fa? sprofonda? Macché. Replica con 3 perle degne del suo "giornale":
1. non lo stupisce - dichiara - l'indignazione a orologeria, a 7 giorni dalle elezioni, della signora Veronica Lario. [???, ndr].
2. con l'assegno che la signora Lario incassa ogni mese - aggiunge - può permettersi nutrizionista, chirurgo estetico, "life coach" e molto altro
3. e non si vergogna di specificare: come direttore di Chi, continuerò ad agire come ho sempre fatto.
Vabbè. Contento lui, della "professionalità" fin qui dimostrata. Del resto, ha un deficit sociale molto diffuso; e come sempre, per chi non ne è capace, esiste un servizio pubblico: vergogniamoci per lui.
E il corpo decidiamo NOI come deve essere e a chi deve piacere.


domenica 18 maggio 2014

Marinella Colombo: perché mi candido alle elezioni europee



Care amiche buongiorno (o buonasera.. a seconda dell'ora in cui leggerete). Scrivo su questo spazio femminile per la prima volta, e innanzi tutto ringrazio per avermi dato la possibilità di farlo.

Mi chiamo Marinella Colombo e sono la mamma di due bambini praticamente orfani, in quanto da me separati e sottoposti da oltre tre anni a rigida germanizzazione sotto l'imposizione dello Jugendamt, istituzione tedesca che, residuando norme da una legislazione di epoca nazista, si macchia legalmente di veri e propri abusi. Sono una linguista con un master in protezione, diritti e tutela dei minori, autrice di un libro (Non vi lascerò soli, ed. Rizzoli), responsabile per le politiche sociali e familiari e di uno “sportello Jugendamt” in diverse associazioni e movimenti. Ma sono anche una ex imprenditrice, ex cittadina del mondo, ex traduttrice simultanea nei festival di film culturali, ex italiana all’estero, ex donna che aveva saputo conciliare maternità, lavoro e carriera e, non ultimo, ex carcerata per aver voluto svelare le porcherie che in Europa avvengono sulle spalle dei bambini.
Al momento sono candidata alle elezioni europee con Scelta Europea e vorrei spiegarvi il perché.
La ragione di questa candidatura non deriva dal periodo in cui giravo l’Europa assetata di conoscenza, lingue, cultura e tradizioni dei popoli nostri vicini, bensì dal trauma subito a Milano: quando un giorno i miei figli sono spariti da scuola, portati via dai carabinieri in violazione di un accordo con il mio ex marito tedesco firmato davanti al vice-questore e spediti (sì, come pacchi) in Germania. 
Da quel giorno lotto con tutte le mie forze; ho bussato a tutte le porte, ho scritto petizioni, sono entrata in contatto con numerosissimi uffici del Parlamento europeo, poi processi, lo studio del diritto di famiglia e del sistema dello Jugendamt tedesco, telefonate, lettere, convegni, incontri con politici italiani ed europei. Ho subito pressioni affinché io sparlassi del mio ex marito, ma senza menzionare il vero colpevole: il sistema che gli ha permesso di fare l’indescrivibile. Ho ottenuto solo di sprofondare in una sorta di sabbie mobili di difficoltà e indifferenza - al punto di sentirmi dire alla Farnesina, già 4-5 anni fa: “e se la Germania vuole ‘sti du’ ragazzini, diamoglieli! Abbiamo troppi interessi con quel paese, e poi la Germania è forte”. I “du’ ragazzini”, è forse superfluo precisarlo, sono i figli che ho messo al mondo io.
Sulla mia pelle, piano piano e sempre più, ho scoperto come funziona l’Europa e non solo relativamente ai bambini.
Da quella lacerazione, nel 2009, ho assistito su questo tema all'indifferenza di tutte le forze politiche. Solo da una eurodeputata ho avuto appoggio pieno, costante e disinteressato: da Cristiana Muscardini -  che ora non si ricandida. Serve qualcuno che si occupi del dramma di tanti genitori come me, privati dei figli da uno Stato straniero; ecco perché oggi, con il suo appoggio e con Scelta Europea per la circoscrizione del Nord Ovest (Lombardia, Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta) mi candido io:
• mi candido perché non accetto che la vita delle persone e quella dei nostri figli sia meno importante di un contratto commerciale,
• mi candido perché non accetto che le istituzioni usino i cittadini come pedine al proprio servizio, anziché essere le istituzioni al servizio dei cittadini,
• mi candido perché voglio un’Europa che rispetti davvero i diritti civili di tutti, europei e non,
• mi candido perché, con Scelta europea, voglio sia superato il blocco autoreferenziale tra socialisti e popolari, blocco che in questi anni ha tenuto l'Europa ferma nella recessione economica,
• mi candido perché voglio il riconoscimento della dignità di ognuno, senza prevaricazioni, inutili burocrazie e pericolose indifferenze verso i più deboli: un’Europa federata nel rispetto delle identità nazionali, un’Europa che difenda il manifatturiero ed i diritti dei bambini e che legiferi per realizzare nuovi posti di lavoro e regole comuni per l'immigrazione.

Resto a disposizione di chi vorrà farmi domande e ringrazio chi vorrà darmi la sua fiducia.

Candidata alle elezioni europee del 25 maggio per “Scelta europea” nella Circoscrizione Nord-Ovest: puoi votarmi in Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia e Liguria.

Nb: come si vota? cose da sapere.

venerdì 16 maggio 2014

Alessia Mosca: per un'Europa a misura di donne

La mia storia, politica e non, è sempre stata caratterizzata da un’attenzione particolare ai temi europei, da una parte, e alle donne - soprattutto sul fronte occupazionale - dall’altra. Sono molto contenta, quindi, dell’invito in questo spazio femminile molto ricco di spunti, per raccontare - specificamente alle donne - qualcosa di me e delle ragioni che mi hanno spinto a candidarmi per il Parlamento europeo.
Vengo da una città di provincia, una famiglia e un percorso simili a tanti altri. L’occasione per guardare altrove e innamorarmi dell’Europa è arrivata per caso, a 21 anni, con l’opportunità di uno stage al Parlamento europeo nello staff di una donna che ha segnato la mia storia politica, Maria Paola Colombo Svevo. In quel momento la mia vita è cambiata in maniera profonda: erano gli anni subito dopo lo scandalo di Tangentopoli e la mia generazione aveva una forte voglia di impegnarsi in politica in reazione a tutto quello che era appena accaduto. La voglia di dimostrare che la politica era uno strumento importante per fare cose utili, che migliorassero la vita delle persone e della società, che non era “sporca” di per sé e avrebbe potuto essere pulita, trasparente, se portata avanti da persone pulite.

Da qui ha preso avvio il mio impegno in politica, proseguito in maniera parallela alla continuazione degli studi che mi ha portata, dopo due master, a diventare ricercatrice all’Agenzia di Ricerca e Legislazione di Beniamino Andreatta. Nel 2008 sono stata eletta alla Camera dei Deputati, dove ho voluto mettere in pratica tutto il bagaglio di conoscenze acquisite in quegli anni: la maggior parte delle proposte di legge che ho presentato vertevano su temi relativi al lavoro (qui un bilancio della mia attività parlamentare).

Di queste proposte, alcune sono diventate leggi e due in particolare mi stanno molto a cuore: la legge 238/2010, sulla circolazione dei talenti, e la legge 120/2011, che introduce quote di genere nei cda delle società pubbliche e quotate.
Ho sempre pensato che la condizione della donna in Italia – la difficoltà nell’accedere al mercato del lavoro, le disuguaglianze a livello retributivo e di possibilità di carriera e molte altre ingiustizie che purtroppo conosciamo bene – fosse prima di tutto una questione culturale e che, quindi, per modificare realmente le cose, proprio sulla cultura bisognasse agire. Questo fa la legge sulle quote di genere, che, rompendo il soffitto di cristallo, mira alla costruzione di una leadership femminile in grado di realizzare un nuovo modello di gestione aziendale. Questo, soprattutto, fanno tutte le proposte sulla conciliazione tra vita privata e vita professionale (il congedo di paternità obbligatorio e lo smartworking, per citarne due): non solo facilitare la conciliazione per le donne ma renderla un’esigenza anche degli uomini, insistendo sul diritto di entrambi i genitori di crescere i propri figli senza dover rinunciare al proprio lavoro o alla propria carriera.
Più siamo, maggiore è la nostra forza. Per questo motivo portare questa battaglia, insieme a tante altre, in Europa, ci permetterà di cambiare le cose meglio e più in fretta.  L’Europa è l’orizzonte che ci può permettere di alzare l’asticella dei diritti, per tutti e soprattutto per le donne.
I risultati più importanti ottenuti in Parlamento li abbiamo realizzati facendo sistema, con le associazioni e le persone direttamente coinvolte dalle proposte di legge stesse. Questo è lo stesso lavoro che intendo iniziare se dovessi arrivare a Bruxelles: rappresentare un canale di accesso alle istituzioni comunitarie, un veicolo di informazioni, e al contempo essere la voce di tutti coloro che condividono le battaglie che porterò avanti, dall’equità di genere all’attuazione dell’Agenda digitale europea.
Spero di avere la fiducia e il sostegno di tutte voi, e che anche da qui potremo stringere una relazione reciproca.
A presto,
Alessia Mosca
Capolista alle elezioni europee del 25 maggio per “Partito Democratico” nella Circoscrizione Nord-Ovest.

Nb: come si vota? cose da sapere.

mercoledì 14 maggio 2014

L'Europa è la risposta! vi presento la mia candidatura

Carissime, sono Ines Caloisi e ho piacere di comunicarvi di essere candidata alle prossime europee con la lista Scelta Europea (gruppo ALDE al Parlamento Europeo), circoscrizione Italia Centrale, Marche, Lazio, Toscana e Umbria. Segnalandovi che il mio programma è particolarmente orientato al sostegno dei temi di genere. Personalmente, in qualità di formatrice e progettista, mi occupo da tempo di questi temi e l'opportunità della candidatura è solo una ulteriore possibilità di rafforzare di promuovere e sostenere ciò in cui credo. 

L'Europa è percorso profondo nella mia vita personale e professionale. Vi invito a leggere nel dettaglio il mio programma che ha come obiettivo politico l'Unione Europea quale Unione Federale.Sarei particolarmente felice qualora foste interessate a fornirmi il vostro contributo. Quanto leggerete qui sarà solo una base da cui partire. Il lavoro è in evoluzione. Vi ringrazio, lasciandovi mia mail diretta: inescaloisi@gmail.com e, sotto, un riepilogo sui temi che più mi vedono impegnata
a presto Ines 

1) APPROCCIO POLITICO, FEDERAZIONE EUROPEA 
Crisi politica conseguente crisi economica, necessario lavorare per una unione fiscale, bancaria, economica, politica. Questi i passi. Occorre che il Parlamento Europeo, unico organo direttamente eletto dai cittadini, si faccia carico di scrivere una vera e propria costituzione europea, da sottoporre al confronto con l’intera società civile, con la quale si dia vita ad una democrazia sovranazionale e multilivello, sul modello delle costituzioni federali. Una costituzione che garantisca a ciascun cittadino di essere al tempo stesso protagonista della vita pubblica nella sua comunità locale, regionale, nazionale ed europea per le competenze che a ciascun livello permettono di funzionare al meglio. Trasformare la crisi in opportunità. Se la colpa della crisi è politica, anche la ricetta non può che essere politica. L’unione bancaria, un processo appena avviato, è solo un piccolo passo nella giusta direzione. Una piena unione bancaria diminuirà i rischi connessi ai cambiamenti di umore dei mercati, ma sarà inutile se non le saranno affiancati efficaci strumenti per promuovere la crescita.

#Expo2015: imparare e cambiare, non tirare dritto

Scrive oggi l’Unità che Matteo Renzi respinge gli attacchi concentrici sull'Expo e ribadisce con forza la sua centralità: «Non ci lasceremo rubare il futuro dai ladri [ma, pare, glielo abbiamo già lasciato fare, ndr] Chi ruba va fermato ma non si fermano le opere, si fermano i ladri. Sono qui [in riunione nella sede dell'Expo, con Raffaele Cantone pres. Autorità Anticorruzione, ndr] per dire che il governo farà la sua parte. Non bisogna mollare, bisogna vincere la sfida dell'Expo, che deve diventare fiore all'occhiello del Paese, perché se ci tiriamo indietro non saremmo più coerenti con i nostri valori. Milano è un punto di riferimento per l'intero Paese, grazie a tutti coloro che non mollano e ci credono. L'Expo è una strepitosa opportunità». Ma forse no - forse c'è qualcosa da approfondire meglio.
Come scrive invece Beltrami Gadola, autorevole voce della vita sociale e politica milanese: “No, non si può dire 'the show must go on' e tirare diritto”. 
E perché non si possono arginare arginare così facilmente “gli attacchi concentrici sull'Expo”? perché quanto emerso dalle indagini era chiaro a molti e da tempo, trattati come sempre da Cassandre iettatrici. Per questo ha ragione Beltrami Gadola a dire che Renzi non può minimizzare e, scendendo la scala gerarchica della politica, non lo può fare nessuno: perché i cani abbaiavano (da tanto) e speravano di non abbaiare alla luna.

E perché:
"chi accetta il potere lo sa che non è una sine cura: le difficoltà sono il suo pane quotidiano. Nessuno può dire: ci sono ovunque mele marce… ne abbiamo abbastanza di questo repertorio buono per ogni scandalo. Né si può dire che quel che è saltato fuori lo si debba ai controlli milanesi: è una vicenda che viene da lontano come ricaduta di altre indagini: i controlli milanesi riguardavano le infiltrazioni mafiose ma per gli ultimi arresti si tratta di associazione a delinquere mafia free - e che poi questa delinquenza sia la pronuba della mafia lo abbiamo detto da sempre".
In un Paese normale il presidente della società Expo spa darebbe le dimissioni. 
Non così la presidente Diana Bracco, che raccoglie le parole di Renzi; eppure - come osserva Gadola, anche se estraneo ai fatti, chi accetta simili cariche ha gravi responsabilità non solo onori: in questi frangenti, scusandosi dovrebbe lasciare la scena - e: ..a seguire si accodino tutti quelli che avevano e lasciavano intendere di avere qualche potere decisionale nella macchina infernale che si è rivelata essere Expo. 
L'editoriale di Gadola è molto amaro, ma la sua amarezza è la stessa di tutti quelli che aspettano invano segnali forti per un modo di fare politica e impresa radicalmente diverso in quanto in grado di respingere il parassitismo della corruzione, che pesa per 60miliatdi di euro - e vale dunque tutta la nostra povertà. Ecco perché qui lo richiamiamo con tutte le sue riflessioni:
"E delle imprese che sono lì a fare lavori acquisiti con l’imbroglio cosa ne vogliamo fare? Un buffetto sulla guancia? Un piccolo rimpasto in consiglio di amministrazione tanto per mostrare facce nuove? Ma in quelle aziende le cattive abitudini normalmente scendono per i rami il che equivale a dire pessimi lavori.
Veniamo ai cani che abbaiano (inutilmente) alla luna, che per definizione non reagisce. Da tempo su queste colonne si denunciavano condizioni generali inaccettabili, a cominciare dall’articolo di Emilio Battisti, del 26 marzo 2009, “Expo cavallo di Troia della ‘ndrangheta“. Siamo spesso tornati alla carica anche dicendo che, indipendentemente da Expo, la legislazione sui lavori pubblici è un colabrodo e che malgrado l’aspetto di un’architettura legislativa articolata e pignola lascia varchi aperti alle più spudorate manipolazioni, in particolare quando si decide dell’assegnazione dei lavori secondo la formula della “offerta economicamente più vantaggiosa” (per chi?). Solo gli sciocchi ritenevano questo essere il rimedio contro la corruzione che si nascondeva dietro le offerte al massimo ribasso. Potete starne certi, se la cosiddetta offerta economicamente più vantaggiosa non fosse stata il varco perfetto per le manipolazioni più spudorate con i suoi criteri discrezionali, si sarebbe fatto in modo di non poterla utilizzare, invece è piaciuta a tutti: bipartisan.
Ma prima ancora bisogna che i lettori sappiano che la tecnica è anche quella di bandire gare con un capitolato fatto come un vestitino su misura per qualcuno, magari cercando di ridurre al minimo consentito dalla legge il tempo per studiare un’offerta, tempo spesso chiaramente insufficiente. Ma “qualcuno” sa tutto da molto prima e non viene colto “impreparato”. Non vorrei dover qui fare il manuale del perfetto manipolatore ma quello che è successo, e le intercettazioni ne sono la conferma, lo avevamo detto per tempo. I rimedi? C’erano nella stessa legislazione se la si fosse applicata come forse immaginava il legislatore, che però non conosceva fino in fondo tutte le trappole che evidentemente la lobby dei disonesti aveva teso: troppi varchi aperti.
E allora? Stiamo aspettando per vedere se dal cilindro esce un coniglio (con le manette) o qualcosa di buono. Per il futuro immediato si potrebbe cominciare col far approvare i bandi e i capitolati dalle associazioni di categoria interessate che, forse pensando a evitare favori ora a questo ora a quello, farebbero l’interesse dell’insieme dei loro associati e contemporaneamente del bene comune. Una rivincita della mano invisibile? 
E poi rimettiamo mano all’intera legislazione sugli appalti e non solo in edilizia. A quando?

domenica 11 maggio 2014

Fermiamo il matricidio. Salviamo #MadreTerra

Quando si parla di cambiamento climatico appare sempre come qualcosa di astratto: pochissimi davvero se ne preoccupano: troppo difficile realizzare di cosa si tratta davveroCerto, può aumentare la temperatura e alzarsi il livello del mare, ma che significa in realtà, per me personalmente, cosa significherà per i miei figli?
Possiamo farci un'idea su Un mondo sott’acqua: il sito (creato dalla piattaforma di crowdfunding ambientale Carbon Story), combina immagini di Google Street View con grafici a onde mostrando come l'innalzamento già in atto del livello del mare cambierebbe lo stato fisico di siti famosi, così come delle vie sotto casa nostra. Con ciò dà l'opportunità di comprendere concretamente di cosa si parla - sperando sempre più persone vogliano partecipare alla soluzione del problema; e un modo è attivarsi per compensare le emissioni utilizzando proprio le indicazioni Carbon Story, e di attivarsi nella comunicazione - ma soprattutto è ai politici e alle politiche che parliamo.
Alcune foto realizzate mostrano come si presenteranno, se non si frena la tendenza attuale, luoghi di monumenti famosi da Roma a Mosca, da Parigi a New York. Ma ancor più interessante è la funzione del sito che consente di visualizzare qualunque zona – anche quella sotto casa nostra – rendendo più concreta la percezione della realtà che ci aspetta.
In realtà la versione fornita non è scientifica, ma solo indicativa: perché non si basa su dati specifici locali del potenziale livello del mare, ma genera automaticamente, per ogni zona, un grafico di onda standard. Non rispecchia il diverso comportamento a seconda dell'altezza geografica: dunque alcune aree, nella realtà, potrebbero presentarsi molto più sommerse oppure meno. Per questo un altro strumento meno appariscente ma più preciso, il Surging Seas, stima dove e quanto salirà il livello del mare, fornendo per alcune città anche dati su densità di popolazione, valore delle proprietà e vulnerabilità sociale dei diversi quartieri.
Strumenti utili, perché guardare concretamente la direzione che ha preso il pianeta aiuta a capire: come riferito nel marzo scorso dal gruppo intergovernativo ONU sul cambiamento climatico, i cambiamenti in atto stanno già alzando il livello del mare e l’acidificazione degli oceani. Se lasciato incontrollato questo processo devasterà l'approvvigionamento di cibo scatenando ulteriore insicurezza alimentare e guerre nel mondo.
Non ne abbiamo ancora abbastanza di crisi, povertà e conflitti? Non è di questo che dovrebbero occuparsi i nostri governanti? Di dare sicurezza e pace?
Il futuro è fatto solo di questo: sicurezza e pace. Cose che non si ottengono venerando astrattamente l’idea di una “crescita” che non si può ottenere perpetuando sistemi volti a consolidare potere personale, concentrazione di ricchezze nelle mani di pochi, incremento di strumenti d’azione utili a farsi guerre l’un l’altro. Né ci consola la certezza che con noi sprofonderanno anche gli scranni dei politici, se continuerà la cieca politica predatoria che, sola, domina da sempre:
Pace. Salvaguardia del clima. Rispetto e difesa delle risorse. Salvezza delle foreste e del suolo. Libertà dei semi. Libertà alimentare. E – conditio sine qua non perché tutto questo sia perseguito e ottenuto: vera partecipazione femminile. Educazione, cultura del rispetto. 
Noi vogliamo questi temi in cima all’agenda: nessuno parli di equità e di crescita senza dimostrare di averci capito qualcosa e dunque di sapere dare, a tutto questo, vera priorità politica.
Non a caso questo post esce oggi, cosiddetta Festa della Mamma. A tutte le madri - naturali o adottive, auguri. A tutte le non-madri anche. Ma ricordiamo che abbiamo una sola madre che ci ha generato e ci ricomprende tutti: ed è Madre Terra.
Ottimo giorno, dopotutto, per invitare ad aprire gli occhi: fermiamo il matricidio.

giovedì 8 maggio 2014

#EP2014: la candidatura di Lorella Zanardo

Mi sono incamminata su un sentiero che mi era stato indicato da donne che l'avevano percorso prima di me, e  percorrendolo si sono unite donne che verranno dopo di me
Sono candidata alle Elezioni Europee per impegnarmi a:
Promuovere politiche di genere a livello europeo che favoriscano l'espressione del potenziale delle donne cominciando già dall'infanzia.
Agevolare la circolazione di buone prassi sul tema dei diritti di genere tra i Paesi dell'Unione promuovendone con forza l'adozione anche nel nostro Paese.
Garantire tolleranza e diritti nei confronti di tutti gli orientamenti sessuali.

L’Italia è al 71° posto del Gender Gap, l’indice internazionale che rende conto delle diseguaglianze tra uomini e donne. Lontanissima dai principali paesi dell’Unione Europea e superata anche da nazioni prive di un sistema democratico, questo indice è direttamente collegato allo sviluppo sociale, culturale ed economico. Avanzare significherebbe dare avvio ad un miglioramento delle condizioni di vita delle donne e della società tutta, che si tramuterebbe anche in nuova ricchezza prodotta. L’arretratezza sociale ed economica in cui le donne vivono in Italia è uno dei principali freni al progresso del nostro paese. Manca una politica culturale che dia totale dignità e pieni diritti a tutti gli orientamenti sessuali, senza alcuna discriminazione. E’ quindi evidente che molte cittadine e molti cittadini non possono godere appieno delle garanzie sancite dalla Costituzione.
L'innalzamento di consapevolezza scaturito dal documentario Il Corpo delle Donne ha avviato una importante presa di coscienza da parte di molte giovani donne che risentono dell'arretratezza italiana sui temi dei loro diritti. Non è giustificabile la bassa percentuale di donne che lavorano nel nostro Paese: urge ragionare a livello europeo, adottando politiche di genere già attive in altri Paesi. Il momento è ora.
E’ dalla parità delle opportunità nel riconoscimento delle differenze che si riprende la strada interrotta dei diritti civili.