venerdì 9 gennaio 2015

Parla Jeannette Bougrab, compagna del direttore di Charlie Hebdo assassinato: è una guerra per cui mancano strumenti legislativi

Jeannette Bougrab, la compagna di Charb, il direttore di Charlie Hebdo fra i caduti dell’eccidio del 7 gennaio, è una donna molto attiva in politica: è già stata Presidente dell’Alta Autorità francese per la lotta contro le discriminazioni e per l’uguaglianza (HALDE) e Segretaria di Stato per la Gioventù. 
Colpita nei suoi affetti più cari, parla con voce rotta dal dolore ma senza perdere lucidità politica. E ci obbliga a guardare qualcosa che fino adesso non volevamo credere. Questo nonostante quanto accaduto già fin dal 1989 a Salman Rushdie, e poi 10 anni fa, con il barbaro massacro di Theo Van Gogh - qualcosa che certo non ci era mai stato chiaro fino ad oggi: ecco che cos'è la Francia [e dunque l'Europa] di oggi. 
Oggi in Europa si muore - si può essere assassinati - per aver preso una penna e fatto un disegno. Questa non è più l'Europa di diritto e della laicità: la guerra è dichiarata, e al momento non esistono strumenti giuridici adeguati per affrontarla.
Qui la video-intervista, da noi tradotta in italiano:

giovedì 8 gennaio 2015

Dalle organizzazioni musulmane francesi e italiane: appello a reagire con fermezza al terrorismo

Non solo dalla base musulmana, dunque, sale l'indignazione: dopo il massacro di Charlie Hebdo, le organizzazioni musulmane francesi hanno chiamato tutti gli Imam a condannare violenza e terrorismo da qualunque parte si presentino, invitando tutti i musulmani a partecipare compattamente alla manifestazione nazionale indetta per l'11 gennaio. Di oggi anche la dura presa di posizione del Centro culturale Islamico d’Italia, che gestisce la Grande moschea di Roma
Questo il comunicato delle comunità francesi, firmato da Dalil Boubakeur, Rettore della Grande Moschea di Parigi e Presidente del Consiglio francese del culto musulmano (CFCM):
Le organizzazioni musulmane di Francia (FGMP, RMF, UOIF, CCMTF, FFAICA, Moschea de l’Ile de la Réunion, CIMG Francia), riunite giovedì 8 gennaio presso la grande Moschea di Parigi, su iniziativa del Presidente del Consiglio musulmano francese, rispondendo all'appello solenne del Presidente della Repubblica all'unità nazionale, e alla responsabilità delle organizzazioni religiose:
• 1. invitano i cittadini musulmani di Francia a osservare oggi, a mezzogiorno, un minuto di silenzio, con tutta la nazione, in memoria delle vittime del terrorismo che ha colpito con eccezionale violenza la rivista Charlie Hebdo;
• 2. invitano gli Imam di tutte le moschee di Francia a condannare, con la massima fermezza, la violenza e il terrorismo da ovunque essi provengano, durante la preghiera solenne del venerdì;
• 3. chiamano i fedeli musulmani, alla fine della preghiera del venerdì, a un raccoglimento dignitoso e silenzioso in memoria dei nostri connazionali, vittime del terrorismo;
• 4. sollecitano i cittadini di fede musulmana ad aderire compattamente alla manifestazione nazionale di domenica 11 gennaio 2015, per affermare il loro desiderio di vivere insieme in pace e nel rispetto dei valori della Repubblica.
Le organizzazioni musulmane, profondamente scioccate e rattristate dall'assassinio dei nostri connazionali, giornalisti e poliziotti, si uniscono al dolore delle famiglie delle vittime, e condividendolo, vogliono testimoniare la propria solidarietà, nazionale e cittadina, davanti all’enormità di questa tragedia.
L'appello a rompere il silenzio, e a reagire all’ennesimo attacco terroristico, arriva anche dal Centro culturale islamico d’Italia (che gestisce la Grande moschea di Roma). Questo il comunicato:
Il Centro Islamico Culturale d’Italia condanna con forza l’attentato compiuto a Parigi contro la sede della rivista francese Charlie Hebdo ed esprime le proprie condoglianze ai familiari delle vittime della strage esprimendo vicinanza ai Parigini, alle forze dell'ordine della capitale e a tutto il Popolo francese per il brutale attacco subito. Il Segretario Generale del Centro Islamico, Abdellah Redouane, ricorda che quello di oggi è certo in primo luogo il momento nel quale esprimere la nostra solidarietà e vicinanza alle famiglie delle vittime e al popolo francese per il grande tributo di sangue versato, il momento per stringerci a tutti loro e condividerne il dolore, ma è anche un momento per riconsiderare il fallimento del vivere insieme voluto e causato da elementi terroristici. E’ necessario restare uniti contro la barbarie e la violenza e lavorare sempre di più uniti, non solo per garantire e difendere la libertà di stampa e di opinione, ma più in generale per proteggere la democrazia, minacciata da forze oscurantiste di inusitata mostruosità. Ogni silenzio è divenuto ormai intollerabile e inaccettabile, un silenzio pieno di ignavia non può che trascendere nella connivenza e nella complicità. Va respinto. Siamo tutti chiamati a fare un esame di coscienza, ma anche a rispondere a voce alta a questa minaccia. Poiché la minaccia si alimenta del silenzio. Ciò si può fare solo rafforzando il lavoro di chi è impegnato in prima linea in favore del dialogo tra le religioni e le culture e per la promozione dei principi di pluralismo e rispetto della libertà. E' dovere inderogabile di ognuno di noi, di ogni credente

mercoledì 7 gennaio 2015

Oggi mi hanno dichiarato guerra - e se siamo in guerra si deve cominciare a pensare come combatterla

Oggi mi hanno dichiarato guerra. Decimando militarmente la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo mi hanno dichiarato guerra. Hanno usato il nome di Dio e del Profeta per giustificare l’ingiustificabile. Da afroeuropea e da musulmana io non ci sto.
Not in my name, dice un famoso slogan, e oggi questo slogan lo sento mio come non mai. Sono stufa di essere associata a gente che uccide, massacra, stupra, decapita e piscia sui valori democratici in cui credo e lo fa per di più usando il nome della mia religione. Basta! Non dobbiamo più permettere (lo dico a me stessa, ai musulmani e a tutti) che usino il nome dell’islam per i loro loschi e schifosi traffici.
Vorrei che ogni imam in ogni moschea d’Europa lo dicesse forte e chiaro. Sono stufa di veder così sporcato il nome di una religione. Non è giusto. Come non è giusto veder vilipesi quei valori di convivenza e pace su cui è fondata l’Unione Europea di cui sono cittadina. Sono stufa di chi non rispetta il diritto di ridere del prossimo. Stufa di vedere ogni giorno, da Parigi a Peshawar, scorrere sangue innocente. E ho già il voltastomaco per i vari xenofobi che aspettano al varco. So già che ci sarà qualcuno che userà questo attentato contro migranti e figli di migranti per qualche voto in più. C’è sempre qualche avvoltoio che si bea delle tragedie. È così a ogni attentato.
A ogni disgrazia cresce il mio senso di ansia e di frustrazione. A ogni attentato vorrei urlare e far capire alla gente che l’islam non è roba di quei tizi con le barbe lunghe e con quei vestiti ridicoli. L’islam non è roba loro, l’islam è nostro, di noi che crediamo nella pace. Quelli sono solo caricature, vorrei dire. Si vestono così apposta per farvi paura. È tutto un piano, svegliamoci.
Per questo dico che mi hanno dichiarato guerra. Anzi, ci hanno dichiarato guerra.
Questo attentato non è solo un attacco alla libertà di espressione, ma è un attacco ai valori democratici che ci tengono insieme. L’Europa è formata da cittadini ebrei, cristiani, musulmani, buddisti, atei e così via. Siamo in tanti e conviviamo. Certo il continente zoppica, la crisi è dura, ma siamo insieme ed è questo che conta. I killer professionisti e ben addestrati che hanno colpito Charlie Hebdo vogliono il caos. Vogliono un’Europa piena di paura, dove il cittadino sia nemico del suo prossimo. E in questo vanno a braccetto con l’estrema destra xenofoba. Tra nazisti si capiscono. Di fatto vogliono isolare i musulmani dal resto degli europei. Vogliono vederci soli e vulnerabili. Vogliono distruggere la convivenza che stiamo faticosamente costruendo insieme.
Trovo bellissimo che alla moschea di Roma alla fine del Ramadan, per l’Eid, ci siano a festeggiare con noi tanti cristiani ed ebrei. Ed è bello per me augurare agli amici cristiani buon Natale e agli amici ebrei happy Hanukkah. È bello farsi due risate con gli amici atei e ridere di tutto. Si può ridere di tutto, si deve. 
Ecco perché questo attentato di oggi è così pauroso. Fa male sapere che degli esseri umani siano stati uccisi da una mano vigliacca perché volevano solo far ridere, ma fa male anche capire il disegno che c’è dietro, ovvero una volontà di distruzione totale. Una distruzione che sapeva chi e cosa colpire.
Niente è stato casuale. Sono stati spesi molti soldi da chi ha organizzato il massacro. Sono stati scelti uomini addestrati. È stato scelto un target, la redazione di un giornale satirico, che era sì un target simbolico, ma anche facile da attaccare. Tutto è stato studiato nei minimi dettagli. D’altronde una dichiarazione di guerra lo è sempre. Chi ha compiuto questo attentato sa cosa produrrà. Sa il delirio che si sta preparando. Allora se siamo in guerra si deve cominciare a pensare come combatterla. In questi anni la teoria della guerra preventiva, dell’odio preventivo, delle disastrose campagne di Iraq e Afghanistan hanno creato solo più fondamentalismo.
Forse se si vuole vincere questa guerra contro il terrorismo l’Europa si dovrà affidare a quello che ha di più forte, ovvero i suoi valori. Chi ha ucciso sa che si scatenerà l’odio. Ora dovremmo non cascare in questa trappola. Ribadire quello che siamo: democratici. Ha ragione la scrittrice Helena Janeczek quando dice che liberté, égalité, fraternité è ancora il motto migliore per vincere la battaglia. E i musulmani europei, ribadendo il loro not in my name, potranno essere l’asso nella manica della partita. L’Europa potrà fermare la barbarie solo se i suoi cittadini saranno uniti in quest’ora difficile. Igiaba Scego

Fonte: L'internazionale

Grazie Charlie Hebdo

Già 12 i morti di stamattina a Parigi, falciati a colpi di kalashnikov nella redazione di Charlie Hebdo -  già da anni nel mirino di gentucola che ha paura di ogni critica. Fra loro 4 fra i più grandi vignettisti francesi, inclusi il direttore Charbonnier, amaramente profeta nella sua ultima vignetta:
e il grande Wolinski, e ancora feriti gravi… Colpevoli di che? di fare satira vera - quella che non spara contro la Croce Rossa, perché non discrimina in base a chi fa più paura. Prima di tutto, lacrime e sangue, dolore e rabbia e solidarietà a ideatori e disegnatori trasformati, loro malgrado, in soldati in prima linea, falciati a decine così, nel cuore di Parigi. E gratitudine, si, vera gratitudine.
Per essere stati sempre al fianco di chi meritava di essere difeso; ora siamo tra quelle e quelli che vorrebbero dirvi, fra le altre cose, grazie.


E si, aveva ragione il Papa: siamo in piena terza (e anche quarta!) Guerra Mondiale, la guerra diffusa che si gioca non tra "paesi", ma tra i poteri e le ideologie. Resta intatto il concetto alla base di ogni guerra: la predazione e la sottomissione dell'altro; diversi i metodi e le strutture degli eserciti, e ancora più ambiziosi gli obiettivi finali. In buona sostanza, da una parte i terrestri, dall'altra chi li vuole scomandazzare, terrorizzare, sottomettere e sfruttare, fino ad azzerare ogni capacità di reazione. A qualunque titolo: che siano banche, o multinazionali, o dittatori, sceicchi e fanatici di ogni genere, e benché appaiano in conflitto fra loro, formano tutti divisioni dello stesso esercito - li accomuna affinità di intenti, e lo squisito mix di volgarità, avidità, crudeltà, bassezza che fa ribrezzo. Da un lato, gente inerme; il più delle volte intenta ai propri affari quotidiani (sopravvivere, o riparare qualcosa, difendere magri diritti), dall'altra esseri armati fino ai denti, in risse  - sempre! - da mille contro 1.
Attenzione: noi donne, le dimenticate dalla storia - siamo sempre nei pensieri di costoro. Siamo il loro primo target. Perché l'intera umanità si schiavizza meglio se si divide il lavoro in due... se lo si prepara dividendo per bene il territorio da schiavizzare in territori minori e separati, e si inizia a incatenarne per bene una prima metà: non lo dimentichino mai, i libertari incapaci di essere solidali con le donne.
Serve stringere i nostri eserciti, creare un solido asse fra gli attivismi: quelli per i diritti, l'equità di genere, la sostenibilità e la pace.

Diritti

Equità di genere

Pace

Sostenibilità

Non si possono separare aspetti che sono tutti facce della stessa cosa. E non si può abbassare la guardia; al contrario: alziamo il tiro.





sabato 27 dicembre 2014

Congratulazioni Acuña! la tua vittoria è una speranza per tutto il pianeta

Chì è Màxima Acuña? una piccola coltivatrice indigena peruviana, che per 4 anni ha resistito coraggiosamente agli attacchi violenti, supportati da polizia e istituzioni, di una multinazionale mineraria.

Lei e i suoi famigliari picchiati, intimiditi e arrestati - ma sempre sostenuti dal movimento delle donne peruviane e da altre associazioni per i diritti  e per la sostenibilità (come Grufides) - e alla fine hanno vinto: 


La compagnia Yanacocha, che nel suo sito si vanta di estrarre in modo sostenibile (!) era decisa a trasformare quella terra in una miniera d'oro a cielo aperto. Un progetto fieramente osteggiato da Acuña de Chaupe che con la sua famiglia ha continuato a presidiare il terreno, subendo per quasi 4 anni ogni sorta di intimidazioni e attacchi fisici e legali.
A causa della sua resistenza a lasciare la sua stessa terra in balia degli estrattori minerari, Acuña è stata anche accusata di “usurpazione aggravata" (!) per invasione abusiva di suolo, dalla compagnia stessa, spalleggiata dalle autorità: accusa che nell’agosto scorso è valsa a lei, e ad altri 3 membri della famiglia, la condanna a due anni e otto mesi di reclusione, oltre a una multa in denaro.
Ma questa pesante condanna è stata annullata dalla sentenza d’appello dei giorni scorsi, con cui la Corte di Cajamarca le ha dato ragione. Ecco le sue parole: Voglio ringraziare i giudici della Corte di giustizia di Cajamarca, per aver applicato la giustizia in modo imparziale, senza permettere che i lavoratori agricoli soffrano per mano di Yanacocha. Prego Dio di prendersi cura di loro. Durante questi quattro anni molte autorità mi hanno torturato, diffamato e perseguitato. Ma oggi abbiamo visto che a Cajamarca c'è una autorità onesta.
La vittoria di Acuña è un importante punto a favore di tutte le resistenze locali alla predazione senza fine da parte delle multinazionali. Festeggiamola anche noi. 
Una piccola donna ha sconfitto forze molto potenti; la sentenza che le dà ragione è una vittoria di tutto il Pianeta che resiste alla implacabile distruzione della vita in nome del profitto. 

mercoledì 24 dicembre 2014

L'origine della guerra

L'oggetto del desiderio - secondo le più banali descrizioni c'è questo al centro del quadro di Courbet l' "origine del mondo". E l'opera che (oltre un secolo dopo) completa il quadro, rappresenta, potremmo dire, il desiderio in sé: il suo titolo è l' "origine della guerra". 
L'atto desiderante è qui  evocato dall'impercettibile tensione dell'inizio di un'erezione; ma - soprattutto - al centro c'è il sesso maschile.

Cioè il soggetto desiderante per eccellenza, che nell'immaginario patriarcale evoca potere e conquista (soggetto). Il sesso femminile, secondo lo stesso vocabolario, evoca invece la terra di conquista (oggetto).
Ma in verità non si può evitare che evochi anche la generazione, dunque il (vero) soggetto agente per eccellenza, a dispetto di tutti volonterosi oggettivizzatori. Qualcosa di tale potenza da far tremare i polsi, qualcosa, appunto, che (da quell'altro che il potere ha avocato interamente a sé) esige costantemente di essere represso e incatenato. Mentre la generazione, a sua volta, dà luogo a nuove infinite battaglie di predazione e ancora di conquista.
Vi proponiamo l'accostamento fra questi due quadri come fonte di ispirazione: per una riflessione quanto mai necessaria e irrimandabile
Ognun* si abbandoni alle proprie associazioni di idee e tiri - se crede - le sue conclusioni. Da dovunque si parta, è ora di iniziare a parlarne.
Nel 2013 l'origine della guerra è stato incluso nella mostra parigina Masculin/masculin, dedicata alla nudità maschile nell'arte. Ecco come ne parla l'autrice, Orlan:



L'origine del mondo è stato fin dall'inizio fonte di scandalo e dopo oltre un secolo continua ad esserlo; lo stesso capita all'origine della guerra

Nel 2014 è stato esposto alla 10° Nuit des musés a Besançon, ad esempio; ma l'organizzazione ha ritenuto di non doverne fornire l'immagine alla stampa. (!)

Ma - in entrambi i casi - lo "scandalo", dov'è??
Il quadro di Courbet è del 1866; l'opera di Orlan è del 1989. Del 2014 è la performance "Je suis l'origine": 
Je suis l'origine
Je suis toutes les femmes
Tu ne m'as pas vue
Je veux que tu me reconnaisses
Vierge comme l'eau
Créatrice du sperme

QUI il video della performance (misteriosamente censurato perché sia visibile solo agli adulti, purtroppo). 
Debora de Robertis, con lacrime dorate dipinte sul viso, si è messa ai piedi de l'origine du monde e ha aperto le gambe esponendo il sesso; sullo sfondo l'Ave Maria di Schubert e le parole, ripetute ad libitum: Sono io l'origine / io sono tutte le donne / tu non mi hai vista / io voglio che tu mi riconosca / Vergine come l'acqua / creatrice di sperma.
Messa in scena il 29 maggio, nel giorno dell'ascensione del Cristo, l'origine du monde 2.0 (dal titolo  Miroir de l'origine) non aveva certo intenti blasfemi, crediamo: ma - semmai - intenti di verità. Qui, il nesso con il sacro e con la sua distorsione da parte del maschile patriarcale.


sabato 20 dicembre 2014

Cadere vittime e fare vittimismo. Bontà e buonismi. Etica e moralismi. Verità e caricature. E la forza delle donne

Sai cosa... tra l'essere vittime di qualcosa e fare vittimismo c'è grande differenza. Tra essere buoni e buonisti c'è la stessa differenza. Ed è la stessa che intercorre fra essere moralimoralisti. Eccetera. Una differenza che chiama in ballo la verità contro la sua caricatura. A pochi giorni dal processo del massacratore di sua figlia, un padre ha postato su fb le foto della ragazza in coma scrivendo: «..mancano poche ore dalla sentenza su quell’essere, voglio pubblicare la foto di come è stata ridotta Chiara: solo per ricordare che la vittima sarà per sempre lei». Lui ha ragione; e se ci sono dubbi intendiamoci bene sulle parole:
L'ex "fidanzato" picchiatore Maurizio Falcioni è stato condannato a 20 anni. Il padre in lacrime ha concluso: l’incubo non è finito; ora devo tornare da mia figlia che è in condizioni disperate. Come lei tante altre: se le vittime da femminicidio sono cancellate dalla faccia della terra, le sopravvissute sono spesso rovinate per sempre; per non parlare dei sopravvissuti rappresentati dalla scia di orfani. Credete davvero che il problema sia il vittimismo? Eppure tocca parlare di questo. Ringraziando Lorella Zanardo, useremo qui le sue parole:
C'è un fenomeno preoccupante ed è rappresentato dalle donne che temono di essere accusate di vittimismo. Tempo fa ad un'importante premiazione la direttrice di una agenzia di pubblicità, che fino a quel momento aveva tessuto le lodi del nostro lavoro, mi si avvicina e dice sottovoce "Zanardo lei ha ragione. Però non dobbiamo troppo lamentarci perché penseranno che siamo vittime, deboli". "Penseranno chi?" chiedo io sapendo che la risposta sarebbe stata "gli uomini". Solitamente chi teme di apparire debole è in effetti debole. Lo dico con grande comprensione. Ma divento meno comprensiva quando chi è affetto da debolezza, denigra l'operato altrui per non avere dinnanzi a sè la dimostrazione che "si può fare". Tra piangersi addosso e lavorare per i propri diritti c'è molta differenza.
Se una donna si lamentasse tutto il giorno dei pochi diritti riservati al suo genere, sarebbe indubbiamente afflitta da vittimismo. Se molte donne combattono con coraggio e come leonesse per affermare i propri diritti, non sono affette da vittimismo, come è evidente. Il motivo per cui molte donne temono di essere giudicate lagnose e vittime quando si battono per i propri diritti è che non sono sufficientemente forti da accettare la mancanza di consenso da parte del genere dominante. Sarebbe come affermare che Martin Luther King o Nelson Mandela avrebbero dovuto abbandonare la loro battaglia perché giudicati rompiscatole, litigiosi e afflitti da vittimismo da parte dei bianchi wasp. Avere troppo bisogno di consenso è un segno di debolezza. Che non va criticato, succede. Ma va combattuto. Cioè noi donne dobbiamo essere in grado di conoscere noi stesse a sufficienza da comprendere quando le nostre azioni sono dettate dal bisogno insopprimibile di ottenere il plauso del gruppo dominante. Se è così, bisogna lavorare per aumentare la nostra autostima e la nostra centratura ed essere in grado di sopravvivere senza il consenso, che è raro nei processi di cambiamento. Chi necessita di approvazione ha una via sicura da seguire: il conformismo e l'adeguamento allo status quo. Mi risulta sempre difficile leggere i commenti su pagine di lettrici che affermano "ma questa pagina è letta da una alta percentuale di donne!" quasi a sottendere che solo le pagine lette dagli uomini siano valide. E naturalmente nessun giornale letto principalmente da uomini si fa problemi perché scarseggiano lettrici donneChiamasi insicurezza. E va bene, ma bisogna lavorarci e non distruggere il lavoro di quelle che l'insicurezza l'hanno gia combattuta. Noto anche che ogni volta che scriviamo di femminicidio, ci sono sempre lettrici che commentano "si' si'. ma però non tutti gli uomini sono così eh! non dobbiamo scagliarci contro gli uomini"Io [e noi tampoco, ndr] non ho mai considerato gli uomini come un problema né l'ho mai scritto. Queste lettrici proiettano verso me una loro insicurezza. Che - perdonatemi - riassumo nell'esempio del cane che porta in bocca le pantofole al padrone per ricevere una carezza. Io le carezze le ho sempre desiderate, e ricevute, senza portare scarpe in bocca ad alcuno. Informo anche le più giovani che, anche in Italia, ci sono uomini che sono attratti dalle donne forti e orgogliosamente dedite a non farsi sottomettere. Insomma vi assicuro che la forza positiva in una donna è spesso dote affascinante per molti uomini.  Dunque andiamo avanti e - se vi viene paura di essere vicino, troppo vicino, al prendere in mano la vostra vita - e la vera indipendenza vi fa battere i denti, perché signifIca sperimentare come si sta sulle proprie gambe al mondo…

… fatevi forza che è quella la strada giusta. Lorella Zanardo