giovedì 4 settembre 2014

Beyoncé: troppo sexy per essere una "perfetta femminista"? Almeno lei sa chi ringraziare. Ma c'è di più

ARCHIVIO/DOCUMENTI - Sapete cosa? Beyoncé non è affatto una "femminista" improvvisata, "tanto per farsi pubblicità". E come icona femminista era già stata incoronata da uno dei più attivi magazine femministi internazionali. Ma ora - aggiungiamo, in seguito all'ignorante campagna che ha cooptato molte giovani donne sull''Hashtag #IdontneedFeminism, aggiungiamo: almeno lei sa chi ringraziare.
E anche: sulla vicenda c'è molto, molto da riflettere.
Per questo, sul tema, vi segnaliamo questo pezzo uscito su Ms Magazine:
Qualunque siano stati i dibattiti, riguardo all'auto-identificazione femminista di Beyoncé, nessuna dichiarazione è stata più audace di quella resa da lei stessa ponendosi sul palco davanti alla parola illuminata "Femminista", di fronte a un pubblico di milioni di persone che assistevano al MTV Video Music Awards show del 24 agosto 2014.
Come osserva Anita Little (direttore associato di Ms. Magazine):
Beyoncé è inestimabile per il femminismo, perché lo trae dai margini del dialogo pubblico e lo getta nel cuore della visione popolare, costringendo le masse a confrontarsi sia con questo termine sia con il suo significato. Che la gente accetti oppure critichi il suo femminismo, questo è marginale rispetto al fatto che, almeno, tutti ne stanno parlando.
Si tratta di un punto veramente cruciale da considerare, soprattutto alla luce di come Beyoncé ha riformulato questa parola per la pubblica discussione. Il primo giorno di scuola di questo nuovo anno scolastico ho fatto in modo di discutere la cosa: e molti studenti si sono detti entusiasti che la pop star avesse abbracciato quel termine. 
Allo stesso modo, molti di loro sono stati ambivalenti, riguardo all'abbracciare l'identità femminista, proprio perché gli stereotipi inculcati sulle femministe, nelle menti della maggior parte delle persone (come presunte odiatrici di uomini; poco sexy, poco attraenti, prepotenti) li mettono in condizioni di vederle in termini negativi.
Beyoncé, come un autentico sex symbol che si esibisce nel suo elemento sul palco, mentre il marito si prende cura del figlio, è riuscita a capovolgere il copione e ha aperto considerevoli brecce nell'immaginario pubblico sul femminismo. Ma, se molti ne hanno elogiata l'audacia, altri ancora non possono adattare le loro menti all'idea che Beyoncé si possa identificare come femminista. È quel suo stile sexy. Lei è troppo sexy; troppo eteronormativa, troppo omologata a uno sguardo maschile nel suo spettacolo sessualizzato.
Ma cosa intendiamo dire esattamente? Forse che una femminista non può essere sexy? Vorrei approfondire questo paradosso (se si tratta davvero di questo).
La "confusione" fatta da alcuni, o addirittura il rifiuto, di Beyoncé come icona femminista appare un tantino razzistica. Rispondendo alle proteste di Ferguson, seguite all'uccisione del diciottenne Michael Brown, in un recente pezzo per il Washington Post il commentatore sociale Touré ha evidenziato l'onere che pesa sugli afro-americani, nel dover soddisfare le aspettative della "vittima perfetta": nell'immaginazione pubblica, la vittima nera che cade uccisa dalla polizia bianca o da civili (Trayvon Martin, Michael Brown, Renisha McBride, Jordan Davis) non deve aver mai fatto nulla di male, nulla che possa suggerire che forse si meritava di morire.
In una certa misura, l'aspettativa che le vittime nere debbano essere "perfette" - martiri o crociati della giustizia (pensiamo a Rosa Parks o a Claudette Colvin), vale anche in altri campi.  
Beyoncé non è considerata una "perfetta femminista"; dunque la sua adeguatezza come icona del femminismo può essere contestata. Proprio come la criminalizzazione rende imperfetta la gioventù nera, così fa la troppa sessualizzazione delle donne nere. Storicamente, la sessualità femminile nera è costruita su un binario semplicistico: o il Jezebel ipersessuale, incontrollabile, oppure la vittima oppressa di stupro. E se consideriamo le nostre icone femministe nere del passato (Sojourner Truth, Harriet Tubman, Rosa Parks, Shirley Chisholm, Angela Davis) non sono generalmente note per la loro sensualità. Sono semmai quasi mascolinizzate o desessualizzate, al fine di mantenere le proprie credenziali femministe.
Ecco perché il discorso di Beyoncé su sessualità, sesso e sensualità ha un potenziale liberatorio. Sì, come dice bell hooks, il suo coinvolgimento con un sistema suprematista bianco, capitalista e patriarcale di bellezza e sensualità (dai suoi boccoli biondi ai suoi ritratti convenzionali eteronormativi) non propone nuove narrazioni della liberazione sessuale. Ancora, voglio insistere ancora su questo, perché è proprio la sua appropriazione di valori capitalistici e suprematisti bianchi, che le ha permesso di costruire il suo potere economico, culturale e aziendale. Come donna nera, in un'industria musicale infame per sfruttamento e marginalizzazione delle doti musicali delle donne nere, in ciò Beyoncé ha già compiuto un'impresa straordinaria, e può ora esprimere un'identità femminista su un palcoscenico mondiale - qualcosa che pochissime artiste pop femminili si possono permettere.
Nel suo potente libro Usi dell'erotico: l'erotico come potenza, Audre Lorde ha scritto:
Ci è stato insegnato a sospettare di questa risorsa [erotica], vilipese, maltrattate e svalutate all'interno della società occidentale. Da un lato, l'erotico superficiale è stato incoraggiato come segno di inferiorità femminile; dall'altro, le donne sono state indotte a soffrirne e sentirsi spregevoli e sospette in virtù della sua esistenza.
Beyoncé parla precisamente di questo punto, nel suo recente video dietro le quinte (la parte 4, dal titolo "liberazione"):


dice che lei abbraccia l'erotico, soprattutto da quando è diventata madre: vuole mostrare al mondo che la sua sensualità non può essere ridimensionata in quanto lei è ormai una "rispettabile" moglie e madre. Curiosamente, è stata proprio la sua infame "pole dance", durante lo show VMA, che ha causato costernazione fra alcune femministe. Ma Beyoncé ha trovato ispirazione per la sua canzone "Partition" con spogliarello video, guardando un vero streap tease al Crazy Horse di Parigi (un regalo di compleanno per l'allora-fidanzato Jay Z) e fantasticando di vedere se stessa fra queste donne, il che indica (oltre a una certa solidarietà con le donne che lavorano nell'intrattenimento sessuale) la volontà di celebrare ciò che è femminile e sessuale, e anche un'ammissione di essere lei stessa coinvolta dallo spettacolo di donne sexy. Cioè da esposizioni destinate allo sguardo maschile, ma ove Beyoncé reclama lo sguardo per sè.
Questo scenario erotico non significa "inferiorità femminile" né qualcosa di "spregevole e sospetto". Beyoncé ha deliberatamente messo in scena "Partition", al VMas, subito prima di presentare il suo inno femminista “Flawless": 


che richiama le parole dell'autrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie, dal suo TED Talk "Tutte noi dovremmo essere femministe": 


"noi insegnano alle ragazze che non possono essere persone sessuali, come lo sono i ragazzi". Come Beyoncé chiede nella sua canzone "Partition": tu ami il sesso? ...traduzione "persa" [cit. di Lost in translation, ndr] allo scopo di questo saggio: "Le femministe non amano il sesso?".
Nella mia intervista con Adichie (numero di Ms dell'estate 2013), lei dice di cercare di evitare etichette "femministe" (benché si riconosca come tale), perché simili etichette possono essere "prescrittive". Speriamo che, da femministe, riguardo all'adesione pubblica al femminismo di Beyoncé, non ci faremo troppo impantanare da simili prescrizioni. 
Forse lei non sarà perfetta nella sua espressione femminista. Ma se è la sua sensualità a dequalificarla, è tempo di ripensare alla nostra narrazione del femminismo.
Traduzione di Politicafemminile

4 commenti:

  1. ma poi beyoncè non è "eteronormativa", è eterosessuale e la sensualità fa parte dell'umano

    e i suoi boccoli biondi non vedo che problema siano, Beyoncè non si vergogna di essere afro-americana..e bè se una donna bianca si tinge i capelli nessuno la accusa di aver tradito se stessa

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    1. in effetti l'articolo la sostiene pienamente.. ma, a parte questo, il problema è anche rinunciare a chissà quale pensiero unico, in particolare le donne, per aver diritto di dire o fare qualunque cosa, e da qualunque lato le si guardi, perché dovrebbero sempre essere "perfette"?

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    2. Il termine "eteronormativo", che ha una sua storia ed un suo significato, è invece puntualissimo in questo scritto. Anzi nel momento in cui l'ho letto ho pensato "finalmente qualcuno che parla con cognizione di causa"

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  2. si, ma a noi questo basta?
    http://femminileplurale.wordpress.com/2014/08/27/e-femminista-cio-che-piace/

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